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Certificazioni informatiche nei corsi tecnici: quali sono riconosciute dalle aziende italiane

📅 29 Agosto 2026✍️ di Silvia Feruglio⏱️ 5 min di lettura

Ricordo ancora il volto di Marco, un ragazzo che aveva appena completato il suo corso tecnico in manutenzione industriale. Entrò nel mio ufficio con una cartella piena di attestati e certificazioni, ma non sapeva bene quali mettere in evidenza nel suo CV. “Che valore hanno veramente queste certificazioni quando vado a un colloquio?” mi chiese con sincera preoccupazione. Quella domanda mi ha spinto a indagare a fondo quale sia davvero il peso delle certificazioni informatiche nei corsi tecnici secondo le aziende italiane.

In un mercato del lavoro sempre più competitivo, possedere una certificazione non è più un optional ma quasi una necessità. Tuttavia, non tutte le certificazioni hanno lo stesso valore agli occhi dei datori di lavoro. Le aziende italiane, in particolare quelle dei settori manifatturiero, tecnologico e dei servizi, hanno sviluppato preferenze molto precise su quali competenze certifichino veramente le capacità di un candidato.

Le certificazioni che contano davvero nelle aziende italiane

Quando parlo di certificazioni informatiche riconosciute, mi riferisco a quelle che attestano competenze concrete e verificabili. In Italia, le aziende guardano con grande attenzione alle certificazioni Microsoft, in particolare la linea Microsoft Certified: Azure Administrator Associate e i profili legati al sistema Office. Non è un caso se molti datori di lavoro le richiedono esplicitamente negli annunci di lavoro.

Altrettanto importante è il mondo delle certificazioni Cisco, specialmente per chi si orienta verso la rete e l’infrastruttura IT. La Cisco Certified Network Associate, comunemente nota come CCNA, rappresenta un valore aggiunto significativo nel curriculum di un tecnico. Ho visto ragazzi con questa certificazione ricevere offerte prima ancora di terminare il corso, proprio perché le aziende sanno che quella certificazione rappresenta uno standard internazionale riconosciuto.

Le certificazioni CompTIA stanno guadagnando terreno anche in Italia. La CompTIA Security+, in particolare, è sempre più richiesta dalle aziende che operano nel settore della cybersecurity e della compliance. Non è raro trovare questa certificazione come requisito preferenziale negli annunci di aziende che gestiscono dati sensibili o operano nel settore finanziario.

Il ruolo cruciale della Certificazione professionale nel percorso formativo

Quello che ho imparato durante i miei anni in laboratorio e poi nella formazione è che una certificazione non sostituisce l’esperienza, ma la valorizza. È come quando nella gestione della qualità in ambito chimico: il certificato ISO non garantisce un buon prodotto, ma attesta che seguiamo procedure rigorose. Lo stesso vale per le certificazioni informatiche nel contesto tecnico.

Le aziende italiane di medie dimensioni, in particolare, apprezzano quando un tecnico arriva con una certificazione che gli permette di iniziare a lavorare con una curva di apprendimento più breve. Il tempo è denaro, e se un ragazzo ha già superato un esame di certificazione riconosciuto, significa che almeno parte del suo onboarding è già stata fatta.

Interessante notare come le certificazioni Google, come la Google Cloud Associate Cloud Engineer, stiano emergendo come alternative valide. Molte startup tecniche italiane le preferiscono perché rispecchiano meglio l’ambiente cloud-first in cui operano quotidianamente.

Certificazioni settoriali e specializzazioni riconosciute

Non posso non menzionare le certificazioni più specializzate e verticali. Se un ragazzo frequenta un corso tecnico in automazione industriale, la certificazione Siemens è praticamente oro colato. Ho guidato molte simulazioni di controllo processi dove i candidati con certificazione Siemens dimostravano una consapevolezza dei sistemi che gli altri non avevano.

Nel settore della sicurezza del lavoro, le certificazioni informatiche legate ai sistemi SGSL (Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza nei Luoghi di lavoro) acquisiscono valore proprio quando abbinate a competenze IT. Un tecnico che sa gestire sia la sicurezza fisica che i sistemi informatici di monitoraggio è infinitamente più appetibile.

Voglio sottolineare anche le certificazioni Linux, come la Linux Essentials o la LPIC-1. Nonostante l’Italia sia tradizionalmente legata ai sistemi Microsoft, la crescente adozione di infrastrutture open source in molte aziende ha aumentato la richiesta di tecnici con questa competenza certificata. È un trend che continua a crescere anno dopo anno.

Come scegliere le certificazioni giuste

La domanda che Marco mi fece, e che molti genitori e insegnanti mi pongono ancora oggi, è: “Quale certificazione devo scegliere?” La risposta non è semplice perché dipende dal percorso formativo specifico e dal settore di interesse.

Consiglio sempre di iniziare dalle certificazioni fondamentali della tecnologia che si studia nel corso. Se il laboratorio didattico è focalizzato su reti e infrastrutture, allora una CCNA ha senso. Se il corso verte su automazione, una certificazione del principale fornitore di quella tecnologia è irrinunciabile. Non ha senso fare una certificazione Google Cloud se l’azienda dove intendi lavorare usa esclusivamente ambienti Microsoft Azure.

Un altro consiglio che do sempre è di verificare le certificazioni richieste negli annunci di lavoro della zona dove si desidera lavorare. In Lombardia, per esempio, ci sono settori manifatturieri dove la certificazione Siemens è praticamente un prerequisito, mentre in altre regioni potrebbe essere meno rilevante.

Le aziende italiane, infine, guardano anche al percorso di aggiornamento continuo. Una certificazione da sola non basta se non è seguita da una disposizione a imparare costantemente. I datori di lavoro apprezzano candidati che non solo hanno una certificazione valida, ma che dimostrano di mantenerla aggiornata e di investire nella propria crescita professionale.

Tornando a Marco: quando gli spiegai quali fossero veramente le certificazioni che avrebbe dovuto mettere in primo piano nel suo CV, e quale ordine di priorità seguire per ottenere quelle successive, il suo sguardo si illuminò. Aveva tutto quello che serviva, semplicemente non sapeva come presentarlo. Tre mesi dopo, mi scrisse per dirmi che aveva firmato un contratto in una realtà manifatturiera di eccellenza. La certificazione che aveva ottenuto non era sola, ma era stata la chiave che aveva aperto la porta.

Silvia Feruglio

Silvia, dopo anni come responsabile di laboratorio chimico, si è specializzata nella formazione tecnica in ambito sicurezza e qualità. Ha progettato laboratori didattici per giovani apprendisti e adora guidare gruppi nelle simulazioni pratiche di controllo processi.